Il Fiscal compact confligge con Maastricht, ma l’eurogiurista sonnecchia
Al direttore - Il diritto comunitario sta diventando un optional oppure giolittianamente anch’esso si applica ai nemici e si interpreta per gli amici (leggi, fra gli altri, la Germania)? Alimenta questa perplessità la tesi di un grande giurista qual è Giuseppe Guarino, esposta sul Foglio dell’11 corrente a proposito della confliggenza del Fiscal compact – che impone il pareggio di bilancio – con il Trattato di Maastricht e successive modificazioni che fissa, invece, al 3 per cento il noto parametro deficit-pil. di Angelo De Mattia
6 AGO 20

Al direttore - Il diritto comunitario sta diventando un optional oppure giolittianamente anch’esso si applica ai nemici e si interpreta per gli amici (leggi, fra gli altri, la Germania)? Alimenta questa perplessità la tesi di un grande giurista qual è Giuseppe Guarino, esposta sul Foglio dell’11 corrente a proposito della confliggenza del Fiscal compact – che impone il pareggio di bilancio – con il Trattato di Maastricht e successive modificazioni che fissa, invece, al 3 per cento il noto parametro deficit-pil. L’obbligo del pareggio è stato poi introdotto nella nostra Costituzione, anche se non sono state ancora varate le misure attuative. La diagnosi del “medico” Guarino è rigorosissima. C’è da chiedersi perché a Bruxelles, dove si spacca il capello in quattro, di questo sostanziale contrasto – che non è forma, bensì sostanza – non si parli e perché quel gruppo di giuristi tedeschi sempre pronti ad adire la Corte di giustizia sulle normative europee quando fa comodo alla Germania, in questo caso tacciano. Una medesima osservazione si potrebbe fare per la centralizzazione della Vigilanza bancaria: è opportuna, ma il fondamento nell’art. 127, punto 6 del Trattato, che si riferisce a compiti “specifici” di controllo, è traballante. Sarebbe ora che di questi problemi si discutesse in Italia, non per anti europeismo o euroscetticismo, ma perché l’evoluzione della governance comunitaria deve avvenire su basi giuridico-istituzionali certe e inattaccabili. Con i più cordiali saluti.
(Lettera al direttore del 12 dicembre 2012)
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Al direttore - Non credo affatto che i rigorosi rilievi di Giuseppe Guarino sul Fiscal compact siano una “fuorviante teoria di illegalità”, come si scrive in una critica sul Foglio del 14 dicembre. Il giurista, da par suo, valuterà se rispondere. Intanto, si può dire che il Fiscal compact è stato approvato con un sostanziale accordo intergovernativo a 25, che è stato necessario per l’impossibilità di raggiungere un’intesa a 27, modificativa o integrativa del Trattato Ue: di qui una serie di problematiche circa la riconduzione dell’accordo nell’area delle procedure e degli organi previsti dal Trattato. Ma, poi, se si imbocca la strada del metodo intergovernativo rispetto a quello comunitario, le intese tra governi come si collocano di fronte a una fonte superiore qual è il Trattato? C’è uno sciogliete le righe con i cento fiori delle discipline o queste dovrebbero comunque muoversi nell’ambito del Trattato? Una proliferazione del sistema intergovernativo non sancirebbe il crepuscolo dell’Unione proprio mentre si parla di necessità di progressi verso l’integrazione bancaria, fiscale e politica? Quanto, poi, al rapporto tra pareggio di bilancio e parametro del 3 per cento del rapporto deficit/pil, si può concordare che formalmente può non sussistere un aprioristico contrasto tra i due riferimenti: tutto sta però nel chiarire cosa si intenda per il suddetto pareggio. Quanto al merito, la vicenda del Fiscal compact è una di quelle esemplificative del concetto che il Foglio ha espresso scrivendo di un’Europa a “ trazione teutonica”, proprio ora evidenziata anche dall’intesa sulla Vigilanza bancaria su misura della Germania.
(Lettera al direttore del 15 dicembre 2012)
di Angelo De Mattia